Don Uva di Foggia, un anno dopo. Ecco cosa è cambiato nella clinica salvata dal fallimento

La struttura è un cantiere aperto. Dopo la ridefinizione dell’assetto organizzativo, si sta puntando al miglioramento strutturale e alla riqualificazione di uno dei più importanti polmoni verdi della città



Il Don Uva di Foggia è un cantiere aperto. Dopo la ridefinizione dell’assetto organizzativo, si sta puntando al miglioramento strutturale e alla riqualificazione dell’ampio polmone verde (probabilmente il più grande in città, tra strutture di questo tipo, assieme al D’Avanzo). Il gruppo che ha acquisito la struttura circa un anno fa, Universo Salute, sta portando avanti il proprio piano di miglioramento funzionale e di ottimizzazione della produzione. 

Nelle tre strutture di Foggia, Bisceglie e Potenza, sta migliorando nettamente lindice di occupazione dei posti letto. Un dato che sfiora il 93 per cento in via Lucera. Eppure, nel biennio precedente, secondo quanto riferito dal direttore sanitario Rosario Garofalo, non si andava mai oltre il 75 per cento. Proprio negli anni in cui si produceva un buco di 50 milioni di euro l’anno (per un totale di oltre 500 milioni), non solo non si riusciva a tenere i “repartini” pieni, ma si continuava a non impiegare le risorse messe a disposizione dalla Regione Puglia. Ora, se si esclude l’ortofrenico, dove ci sono solo 187 pazienti e bisognerà valutare una riconversione dopo lo svuotamento completo, l’intera macchina è quasi a regime.  

Tutto è partito dalla razionalizzazione della tecnostruttura. Attualmente, sotto la direzione del direttore sanitario Garofalo ci sono 4 responsabili di area, rispettivamente per l’attività ospedaliera (Nicola Giuliani), per l’extra ospedaliera (Matteo Di Ruberto), l’istituto ortofrenico (Tommaso Vitale) e l’hospice (Matteo Totaro). “Abbiamo tutte le fasce di offerta, dagli acuti alla riabilitazione – chiosa Garofalo -, stiamo facendo sforzi importanti per mutare l’assetto complessivo, puntando con decisione sulla responsabilizzazione di tutti i dipendenti. Nella gestione, infatti, ora il personale sanitario prende decisioni rilevati, sugli orari e sulla organizzazione. Questo inizialmente è stato accolto con impopolarità, ora invece si cominciano a vedere gli effetti positivi e la mentalità sta cambiando”.

Questo tipo di assetto, secondo il management guidato da Paolo Telesforo, permette di ottimizzare i processi con effetti virtuosi sui processi produttivi e, di conseguenza, sulla qualità assistenziale. Da qui parte la “rivoluzione” nelle strutture, portata avanti anche nelle sedi di Bisceglie e Potenza, che finora ha comportato alcune resistenze sindacali. L’alto tasso di assenteismo (quasi il 4 per cento) e l’errata collocazione di alcune figure professionali, negli anni hanno rappresentato un ostacolo per le attività dell’enorme istituto. 

Ogni spostamento o ricollocazione funzionale  è stata spesso osteggiata in passato. I nuovi proprietari di Universo Salute auspicano uno scenario nuovo, nel quale i sindacati possano partecipare ai processi “in maniera costruttiva”. Negli ultimi mesi, infatti, ci sono stati un po’ di mal di pancia, soprattutto a Bisceglie, per via delle scelte adottate dalla governance. Sul piatto, tuttavia, c’è il rilancio di un ente rilevato sull’orlo del fallimento, gettato nel caos dagli anni di mala gestio che hanno fatto sprofondare nel baratro le preziose attività sanitarie e l’immagine delle cliniche Don Uva. Recuperare sarà un’impresa mastodontica. E servirà tempo.

“In tempi record abbiamo riportato l’azienda in bonis – commenta Paolo Telesforo -, produttività ed efficienza sono migliorati nettamente, grazie alla collaborazione dei lavoratori, che con responsabilità stanno partecipando al rilancio delle cliniche. Con i sindacati c’è il massimo dell’apertura e della disponibilità. Ma non bisogna mai perdere di vista l’obiettivo comune a tutti: quello del rilancio di attività rilevanti per il nord della Puglia e per l’intero sistema sanitario regionale”. Essere attrattivi per le aree limitrofe sarà un altro obiettivo di breve periodo. Migliorare il saldo della mobilità sarebbe, infatti, un passo importante per ricollocare le cliniche tra i punti di riferimento del nord della Puglia per i servizi sanitari.

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Ultima modifica: 12 luglio 2018

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