Affari tra cosche calabresi e mala di Cerignola, è caccia senza tregua al capo della banda che assaltò caveau Sicurtransport | VIDEO

Nel mirino c’è Alessandro Morra, 37enne del centro ofantino, ritenuto vertice del commando paramilitare e attivamente ricercato in queste ore. Tutti i nomi del gruppo criminale



È caccia serrata al capo del gruppo criminale che nel 2016 svaligiò il caveau della Sicurtransport di Catanzaro, un colpo da oltre 8 milioni di euro raccontato nel dettaglio questa mattina nel corso di una conferenza stampa nella città calabrese. Secondo gli inquirenti fu quello il primo reale episodio di collaborazione tra ‘ndrangheta e malavita di Cerignola. Nel mirino c’è Alessandro Morra, 37enne del centro ofantino, ritenuto vertice del commando paramilitare e attivamente ricercato in queste ore. Oltre a lui risultano indagati Matteo Ladogana, 46 anni di Cerignola, Pasquale Pazienza, 49 anni di Bitonto e Carmine Fratepietro, 40 anni di Andria. Già agli arresti, invece, Mario Mancini, cerignolano di 42 anni, Cesare Ammirato di Pavia, di 70 anni, Giovanni e Leonardo Passalacqua, entrambi di Catanzaro, rispettivamente classe ’65 e ’73, Nilo Urso di Rossano di 42 anni e Dante Mannolo di Cutro, di 39 anni.

Secondo le investigazioni eseguite, parte del bottino venne distribuito, quale dono in segno di rispetto e deferenza, ai capi delle principali consorterie di ‘ndrangheta del Catanzarese e del Crotonese. Ai fermati, infatti, è anche contestata l’aggravante del metodo mafioso.

Poco prima delle dieci di sera del 4 dicembre 2016, la banda arrivò nella sede della Sicurtransport con un camion con carrello, per il trasporto di una grossa ruspa con martello pneumatico e braccio di 3 metri. I malviventi staccarono una centralina telefonica inserendo un dispositivo inibitore di frequenze per disturbare i ponti radio e rendere quasi impossibili le comunicazioni. Solo allora entrò in azione la ruspa che sfondò il muro in cemento armato rinforzato con barre di acciaio del caveau. L’intervento della polizia – su segnalazione di alcuni abitanti – costrinse la banda a lasciare altri 40 milioni depositati nel caveau. Nella fuga, poi, si coprirono la strada lasciandosi alle spalle chiodi a quattro punte per forare le ruote delle volanti. Stesse modalità utilizzate in altri assalti avvenuti a Foggia e provincia ma anche in altre zone d’Italia.

Le indagini, condotte dai poliziotti delle squadre mobili di Foggia e Catanzaro con il coordinamento dello Sco, hanno conosciuto una svolta quando una collaboratrice di giustizia, legata sentimentalmente ad uno degli organizzatori del colpo, ha fornito agli investigatori riscontri su fatti e circostanze relativi al suo compagno ed al ruolo primario che ha svolto nella vicenda. Ha raccontato agli investigatori, ad esempio, i primi passi per compiere la rapina. Il fidanzato, ha raccontato a fine marzo alla squadra mobile di Catanzaro, “si procurò delle immagini dell’interno del caveau, registrate da con una microcamera nascosta in una penna”. Era giugno 2016, sei mesi dopo la banda entrò in azione. Tutto però era pronto già ad agosto: il rinvio – ha confermato la donna – fu dovuto a una segnalazione anonima fatta alle forze dell’ordine che avvertiva di un colpo imminente in un caveau in Calabria. La telefonata era effettivamente arrivata alla polizia. I rapinatori lo seppero dal basista e tornarono in Puglia per poi ripresentarsi a Catanzaro a inizio dicembre. Subito dopo Capodanno, il trasporto del denaro nel Foggiano. Oltre otto milioni di euro, meno la “stecca” alla ‘ndrangheta, nascosti in un camion di verdura. Di quel bottino, per il momento, sono stati recuperati pochi spiccioli.

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Ultima modifica: 22 aprile 2018

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