Mafia Mattinata, le mani dei boss sul verde pubblico e gli intrecci politico-criminali che hanno portato allo scioglimento

L'allarmante realtà scoperta dalla Commissione d'accesso agli atti. Parentele scomode e infiltrazioni malavitose nelle carte inviate a Roma dal prefetto di Foggia, Massimo Mariani



La manutenzione del verde pubblico, la gestione dei rifiuti e persino le assunzioni nella polizia locale. C’è anche questo nelle 28 pagine della relazione di Massimo Mariani, prefetto di Foggia, che ha portato allo scioglimento del Comune di Mattinata per infiltrazioni mafiose. Nella ricostruzione di Mariani, in particolare alle pagine 8 e 13 si fa riferimento ad alcune società del verde riconducibili ad ambienti criminali. Si parla della Euro 2000, inserita nell’elenco delle ditte del Comune di Mattinata: “primo presidente della cooperativa – si legge – è stato Francesco Pasqualotto Ciuffreda pregiudicato, ritenuto legato al clan Romito. Presidente del collegio sindacale era invece Michele Di Mauro, candidatosi nella lista avversa a “Mattinata Riparte”, “Scelgo Mattinata”, a sua volta con vincoli parentali – per mezzo della consorte – con la famiglia mafiosa dei Romito”.

E ancora: “Matteo D’Apolito, attuale presidente del cda della Euro 2000, è zio di Raffaele (ex assessore, ndr) e fratello di Bartolomeo D’Apolito (padre di Raffaele, ndr), ispettore della Polizia di Stato che alla fine del mese di agosto 2015 veniva denunciato dal sindaco Michele Prencipe per violazione degli articoli 326 (rivelazione segreto d’ufficio), 346 (millantato credito), 338 (minaccia a corpo politico) e 610 C.P. (violenza privata) del codice penale. In ragione della predetta vicenda giudiziaria ne veniva disposto il trasferimento in un altro Commissariato“. Della questione l’Immediato se ne è ampiamente occupato nei mesi scorsi.

Nella ricostruzione tracciata da Mariani si fa cenno anche ad una consigliera di maggioranza, Valentina Ricucci (già assessore di Michele Prencipe) “che ha rapporti di amicizia con Francesco Pasqualotto Ciuffreda” (il padre della Ricucci fu anche coinvolto nell’operazione “Malebolge” della Guardia di Finanza all’Inps di Foggia). “In particolare, i due venivano fotografati insieme al matrimonio di Gianfranco Prencipe, pregiudicato, genero di Libero Armiento, anche quest’ultimo con pregiudizi penali. Gianfranco Prencipe risulta frequentatore di noti esponenti della criminalità e annovera pregiudizi e precedenti penali per violazione L.376/2000 art.9 e per furto. L’uomo è stato anche tratto in arresto per truffa e detenzione ai fini di spaccio di droga. Prencipe – che è inoltre cugino del noto pregiudicato Francesco “Natale” Notarangelo, legato ai Romito – ha una sorella assunta dal Comune di Mattinata, a tempo determinato come agente di polizia locale. I legami di Gianfranco Prencipe con ambienti della criminalità trovava tragica conferma il 6 gennaio 2009 allorquando proprio mentre si trovava in sua compagnia, il suo amico Gianluigi Quitadamo veniva attinto da vari colpi d’arma da fuoco, decedendo sul posto”.

Gli affidamenti alla Green Park

“Un episodio particolarmente significativo, segnalato dalla Commissione – si legge nel documento firmato dal prefetto -, si è verificato il 24 ottobre 2017 quando i carabinieri forestali accertarono che su un’area ricadente all’interno del Parco Nazionale del Gargano, insistevano opere abusive e vi si svolgeva sempre abusivamente, attività di parcheggio. In effetti, nella predetta area erano parcheggiati a titolo oneroso, oltre ad altri mezzi, tre compattatori della Tecneco Servizi Generali srl, società appaltatrice del servizio di raccolta dei rifiuti, quotidianamente impiegati nel Comune di Mattinata. Nell’occasione vennero denunciati Anna Michela Notarangelo proprietario del terreno e il marito, Raffaele Vaira, legale rappresentante della Green Park srl che gestisce il parcheggio abusivo, quali realizzatori delle opere. I due sono, rispettivamente, figlia e genero del noto pregiudicato Francesco “Natale” Notarangelo.

Francesco Notarangelo detto “Natale”

Lo stesso Notarangelo ai domiciliari dal 6 luglio 2017, risultava assunto dalla Green Park srl dal 28 aprile 2015, con rapporto di lavoro part-time, rinnovato dal 25 settembre 2017 in contratto full-time. L’accertamento ha consentito di riscontrare anche che l’Ufficio comunale competente, pur essendo a conoscenza della presenza del parcheggio e delle opere realizzate, non ha svolto nessuna attività di vigilanza urbanistica e amministrativa, atta a sospendere i lavori o a ripristinare lo stato dei luoghi. La Green Park srl è stata costituita poco dopo le elezioni comunali, ovvero il 24 giugno 2014, ed ha come attività prevalente “Autoparcheggio a cielo aperto”.

La Commissione ha tuttavia accertato il ripetuto affidamento di incarichi, che peraltro poco hanno a che vedere con la sua ragione sociale, alla Green Park srl, soprattutto nel settore della manutenzione del verde. Inoltre, in occasione delle consultazione referendarie dello scorso anno, la ditta è stata incaricata di predisporre gli spazi e i seggi elettorali, e addirittura, ha provveduto a trasportare le schede in Prefettura”.

L’ombra della mala nella “valorizzazione dei boschi”

La relazione evidenzia anche un altro aspetto riguardante gli interventi di valorizzazione turistico-ricreativa dei boschi in località “Vergone del lupo”, “affidati – si legge – alla società cooperativa Agricola Forestale Quadrifoglio il cui presidente, Matteo Pio Perna, è zio di Francesco Quitadamo alias Cacola. Dalla visura storica risulta che fino al febbraio 2015 nella compagine sociale era presente anche come presidente del cda, Francesco Quitadamo soggetto ritenuto legato ai Romito. Infatti, sin dalla giovane età Quitadamo intrattiene rapporti con persone legate al clan. In particolare, unitamente ad altri correi, si occupava del contrabbando di sigarette che giungevano presso le coste di Mattinata e Manfredonia, mercato illecito che negli anni ’90 era controllato proprio dai Romito. “Cacola” è stato più volte controllato con soggetti pregiudicati o comunque gravati da pregiudizi di polizia, anche gravitanti negli ambienti della criminalità organizzata.

L’uscita dalla società di Quitadamo è immediatamente precedente alla procedura di affidamento dei lavori in parola, e rendeva così possibile il rilascio di una comunicazione antimafia liberatoria, una delle pochissime richieste dal Comune. La società ha effettuato altri lavori per conto del Comune. I lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria del verde nel periodo 2014/2016 sono stati in genere eseguiti mediante affidamento diretto per importi inferiori al valore di 40mila euro, quasi esclusivamente alla Quadrifoglio e alla Euro 2000.

Anche nella Agriservice srl – costituita il 26 aprile 2012 – figurava al principio così come nella Euro 2000 quale presidente del consiglio di amministrazione il noto “Pasqualotto”: inoltre la sede coincide proprio con l’abitazione dello stesso Francesco Ciuffreda. Il vicepresidente – aggiunge il prefetto – è il già citato Gianfranco Prencipe, genero del consigliere di maggioranza, Libero Armiento. Per tutte queste ragioni, la Commissione ha dedotto che non si può escludere che Pasquale Prencipe (attuale amministratore unico) sia solo un prestanome della Agriservice srl e che il vero gestore della società sia in realtà Pasqualotto che, giova ricordarlo, risiede, proprio dove la società ha sede.

La Quadrifoglio ha come amministratore unico Matteo Pio Perna: alle dipendenze dell’azienda hanno lavorato Berardino e Francesco Quitadamo, rispettivamente cugino e zio materno di Perna, entrambi pregiudicati. Berardino Quitadamo è anche cugino di primo grado di Antonio “Baffino” Quitadamo, uno dei boss del clan. Attualmente Renato Quitadamo (uno dei fratelli di “Baffino, l’altro è Andrea) è dipendente della Tecneco srl, azienda che si occupa dello smaltimento rifiuti per il Comune di Mattinata. Alcuni mezzi della Tecneco furono inoltre ritrovati nel parcheggio di Notarangelo”. 

“La Commissione – è scritto nella relazione – ha posto in evidenza che le ditte invitate per questi interventi siano sempre le stesse, gli importi siano sempre sotto la soglia dei 40mila euro e, in ultimo, che queste poche ditte sono riconducibili a soggetti controindicati che in tal modo rafforzano il proprio stato, radicano la loro presenza nei rapporti con la pubblica amministrazione, conquistando un consenso sociale non più legato solo all’intimidazione ma anche alla capacità di corrispondere a esigenze della collettività”.

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Ultima modifica: 13 aprile 2018

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