Femminicidio a Troia, donne insorgono: “Il raptus non esiste. Boicottare chi usa questo termine”

di FRANCESCO PESANTE “Impegno Donna Foggia” insorge per l’uso sproporzionato, oltre che inesatto, del termine “raptus” nei casi di femminicidio. Sta accadendo anche in queste ore, dopo la morte della 40enne Federica Ventura, ammazzata in un appartamento di Troia dal marito Ferdinando Carella (48 anni) durante la scorsa notte. 7 coltellate dopo una furiosa lite a …



di FRANCESCO PESANTE

“Impegno Donna Foggia” insorge per l’uso sproporzionato, oltre che inesatto, del termine “raptus” nei casi di femminicidio. Sta accadendo anche in queste ore, dopo la morte della 40enne Federica Ventura, ammazzata in un appartamento di Troia dal marito Ferdinando Carella (48 anni) durante la scorsa notte. 7 coltellate dopo una furiosa lite a causa della quale i figli di 10 e 8 anni sono fuggiti dalla vicina. È stata poi quest’ultima ad avvertire i carabinieri.

Il 48enne muratore dopo aver ucciso la moglie si è conficcato la lama nel petto ma non è morto. Attualmente è ricoverato in ospedale a Foggia dove è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. La vicenda è stata ripresa da tutti i media nazionali. Molti dei quali hanno parlato apertamente di “raptus omicida scaturito, forse, per motivi di gelosia”, riprendendo le parole dei carabinieri che hanno ribadito questa versione anche alla nostra testata. Ma quel termine, “raptus”, non è piaciuto affatto alle rappresentanti di Impegno Donna.

“È terrificante – ha detto a l’Immediato Laura Ciapparelli, avvocato e criminologa, operatrice di Impegno Donna per il servizio “Uomini oltre la Violenza” -. Non si parla di raptus. Si parla di scelta, responsabilità. Significa attribuire la violenza a una malattia mentale. E anche qualora ci fosse, non sarebbe quella la causa. Così facendo si rischia di de-responsabilizzare l’omicida. Come a voler dire ‘poverino’, si sentiva tradito”. La criminologa non ne può più di imbattersi in quest’uso smodato di quel vocabolo, ripreso da molti giornalisti anche a seguito delle dichiarazioni rese alla stampa dalle forze dell’ordine. “Ci si limiti a dare la notizia, attenendosi ai fatti ed evitando particolari inutili”, ha aggiunto la Ciapparelli.

Le rappresentanti di “Impegno Donna” combattono da anni anche per un linguaggio di genere all’interno dei giornali. E per non vanificare quello che le associazioni fanno ogni giorno per arginare il triste fenomeno del femminicidio. “Siamo pronti a boicottare tutte le testate che continueranno ad utilizzare tale espressione e anche le imprese commerciali che fanno pubblicità al loro interno”.

Ultima modifica: 8 marzo 2018

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