Violenza carnale su una minorenne, condannato noto ballerino Michele Mangano

Pesante sentenza di condanna per il noto ballerino originario di Monte Sant’Angelo, Michele Mangano. L’uomo, 55 anni, è stato condannato in primo grado a 3 anni e 4 mesi per violenza carnale su minorenne. Il caso risale alla primavera del 2016 quando la vittima, una ballerina, denunciò Mangano. All’epoca l’uomo fu raggiunto dagli agenti del commissariato di Manfredonia che gli …



Pesante sentenza di condanna per il noto ballerino originario di Monte Sant’Angelo, Michele Mangano. L’uomo, 55 anni, è stato condannato in primo grado a 3 anni e 4 mesi per violenza carnale su minorenne. Il caso risale alla primavera del 2016 quando la vittima, una ballerina, denunciò Mangano.

All’epoca l’uomo fu raggiunto dagli agenti del commissariato di Manfredonia che gli notificarono un provvedimento di misura cautelare con divieto di avvicinamento. L’accusa fu quella di aver compiuto atti sessuali su una minore. Nei primi giorni di giugno 2016, negli uffici del commissariato, la minorenne denunciò di essere stata oggetto di atti sessuali, contro la sua volontà, ad opera di una persona a lei conosciuta. La ragazza riferì di un episodio avvenuto alla fine di maggio quando ad un uomo, amico di famiglia, chiese il passaggio per recarsi ad una festa con altri coetanei. L’uomo, che si offrì di accompagnarla, anziché fermare il mezzo dinanzi al locale dove si svolgeva la festa e far scendere la ragazza, proseguì la sua marcia verso un parcheggio distante qualche centinaio di metri.

Approfittando della scarsa illuminazione e del fatto che il parcheggio a quell’ora era poco frequentato, fermò il mezzo per abusare della ragazza che cercò in tutti i modi di divincolarsi dal suo aggressore che solo dopo qualche minuto, non riuscendo a vincere completamente la resistenza della ragazza, decise di accompagnarla al locale. La ragazza, sconvolta da quanto le era accaduto, prima raccontò l’accaduto ad una coetanea ed il giorno successivo ai suoi genitori. Infine, sostenuta dai suoi genitori, decise di denunciare in commissariato l’accaduto.

Le indagini svolte dagli agenti del commissariato permisero di trovare dei riscontri al racconto fatto dalla ragazza. Fondamentale fu l’acquisizione e la visione delle immagini di alcune telecamere, ubicate nei pressi del luogo dove l’uomo fermò l’auto per abusare della ragazza. Il sostituto procuratore della Repubblica di Foggia, che coordinò le indagini, in esito all’attività svolta dagli agenti del commissariato, richiese ed ottenne, nei confronti della persona denunciata, il provvedimento di misura cautelare del divieto di avvicinamento.

Ultima modifica: 20 febbraio 2018

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