Ultimi giorni di decisione per Quagliariello e Dell’Erba, le paure delle vecchie sezioni Dc in Capitanata

Riunioni tecniche tra i centristi. Nelle vecchie sezioni foggiane dell’allora balena bianca in Via Arpi e in Via Manzoni, ci sono ancora affissi i simboli del partito di Angelino Alfano, Alternativa Popolare. Gli storici militanti hanno avuto visione del nuovo simbolo della quarta gamba “Noi con l’Italia” nei giorni scorsi, nel corso dei consueti auguri …



Riunioni tecniche tra i centristi. Nelle vecchie sezioni foggiane dell’allora balena bianca in Via Arpi e in Via Manzoni, ci sono ancora affissi i simboli del partito di Angelino Alfano, Alternativa Popolare. Gli storici militanti hanno avuto visione del nuovo simbolo della quarta gamba “Noi con l’Italia” nei giorni scorsi, nel corso dei consueti auguri di fine anno, dal leader Franco Di Giuseppe.

Divisioni e fratture personali stanno per ricomporsi, in uno scenario da teatro dell’assurdo. I fittiani con Lucio Tarquinio e Mimmo Verile, i ciellini di Maurizio Lupi che ha scelto Giannicola De Leonardis e la vecchia UdCap, Unione di Capitanata, e Angelo Cera dell’Udc. Lorenzo Cesa, Antonio De Poli e Raffaele Fitto hanno siglato in extremis un patto insieme a Maurizio Lupi e Saverio Romano per Noi con l’Italia. Resta fuori per ora solo il senatore Gaetano Quagliariello di Idea. Domani a Roma è convocata la direzione nazionale per decidere il da farsi. Ci sarà anche l’imprenditore e politico apricenese Paolo Dell’Erba.

“Il senatore Quagliariello è stato uno dei fautori della quarta gamba, con la nostra Idea, Fare di Tosi, Ncd di Lupi e Direzione Italia di Fitto poi all’ultimo momento è nato un partito ex novo e ha preferito non aderire per non perdere tutto quello che era stato costruito in due anni”, spiega a l’Immediato lo stesso Dell’Erba.

Il problema che si pone ora con questo nuovo contenitore a livello nazionale e locale è creare degli organismi direttivi tra persone che in alcuni casi (Cera e Di Giuseppe) si detestano sui territori. Non mancano poi delle difficoltà oggettive e politiche nei Comuni dove Udc e l’ex Ncd erano sempre una contro l’altro, in coalizioni avverse.

“Adesso le cose stanno un po’ cambiando, tra domani e dopodomani sapremo il futuro di Idea- prosegue Dell’Erba- con l’ingresso di Cesa e Cera dell’Udc, si parla di nuovo di federazione, perché nessuno vuole sciogliersi in Noi con l’Italia. Si sta pensando di non perdere lo scudo crosciato, graficamente dovrebbe esserci lo scudo con i diversi simboli sotto”.

Dell’Erba smentisce le cattiverie sul prof universitario barese. Non è per la mancata capolistatura nel listino plurinominale che Quagliariello non ha aderito da subito alla quarta gamba. “Quagliariello ha tanta di quella stima da parte di Berlusconi che se non dovesse andare in porto il progetto federativo avrebbe un posto di prima fila in Forza Italia. Direzione Italia non esiste più, Fitto è stato due anni e mezzo a costruire un partito per poi farlo dissolvere. Quagliariello dovrebbe fare lo stesso? Idea è costata molto alle tasche dei simpatizzanti, ognuno di noi si è autotassato. Io sono per mantenere l’identità del partito e il discorso di federazione. Fare un partito nuovo e non avere il 3% non ha senso”.

L’imprenditore del marmo sa che a Foggia la situazione è incandescente per i collegi uninominali nel centrodestra. Con due parlamentari uscenti, Cera e Tarquinio, uomini di primo piano di ciascuna area e tanti giovani aspiranti parlamentari. Dal sindaco Antonio Potenza alla dirigente azzurra Michaela Di Donna, passando per Giandiego Gatta e Luigi Miranda. Senza contare Giannicola De Leonardis, che come ricorda Dell’Erba, è già al terzo mandato in Regione.

“De Leonardis ha delle pretese ed è l’uomo di Lupi sul territorio. Io non ho alcuna pretesa,  ma faccio il tifo per Giannicola De Leonardis, perché sono il primo dei non eletti in Regione, diciamo che ho i miei buoni motivi per fare il tifo per lui”, ammette senza ritrosia. E aggiunge ironico: “Ma i due uscenti sono fastidiosi. Ci vogliono poi le donne, con la parità di genere, servono anche nei collegi uninominali, io non ne conosco di donne nella quarta gamba. La colpa è che non vogliono mai abbandonare il posto i vecchi”.

Tra i militanti la paura è che i giovani, come si legge nei recenti sondaggi, disertino le urne. O che premino solo il M5S. “I Cinque Stelle stanno diventando la vera Democrazia Cristiana, saranno loro a dettare le alleanze dopo”, è il commento di un anziano in sezione.

Ultima modifica: 20 febbraio 2018

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