Parlamento, Silvio pensa al prof foggiano Lo Storto. Direttore Luiss vero outsider a destra

di ANTONELLA SOCCIO

Premessa: siamo ancora nell’ambito della pura fantapolitica retroscenista, fatta di rumors e scommesse. Ma una cosa è certa: il vento spira a destra, dove la leadership sovranista finora plurale e il ritorno di Silvio Berlusconi sulla scena politica, con le sue anticipazioni da coupe de theatre sul generale dei Carabinieri Leonardo Gallitelli e le promesse sulle pensioni minime a 1000 euro, appaiono rassicuranti e vincenti. E il carro dei vincitori sta già traboccando di candidati e aspiranti, che sgomitano per un posto dalla sicura elezione.

Sono ormai di dominio pubblico in città le confidenze dell’ex Ministro Altero Matteoli, da sempre riferimento politico del vicepresidente del Consiglio regionale Giandiego Gatta, sulla possibile capolistatura alla Camera in Forza Italia, che non sarebbe affidata all’europarlamentare Barbara Matera, ma ad un esponente di spicco della società civile, che lo stesso Cavaliere ha individuato in Giovanni Lo Storto, direttore della Luiss, originario di Troia in provincia di Foggia. La passione per il “papa straniero” e per gli “homines novi” non è una novità per Silvio Berlusconi, che nel 1994 si impose per la sua capacità di selezionare personalità trasversalmente apprezzate e mai associate alla politica.

Giovanni Lo Storto

Gatta può mettersi l’animo in pace, secondo il suo mentore livornese. I posti certi sono assegnati a Roma, nonostante le richieste territoriali presentate al coordinatore regionale Luigi Vitali. Il dottor Lo Storto accetterà? Davvero rinuncerà alla sua brillante carriera per un posto come tanti in Parlamento? A detta di alcuni bene informati, il super tecnico e uomo di cultura starebbe sondando il terreno. E avrebbe chiesto un parere anche ad un amico giudice, il quale lo avrebbe “sconsigliato” di accomunare il suo scintillante nome per un’intera campagna elettorale a quello del sindaco Franco Landella. 

Nel collegio camerale uninominale di centrodestra foggiano c’è qualche nome di troppo. L’onorevole Udc Angelo Cera, che mesi fa dava per assodata la sua doppia candidatura per trainare il simbolo (listino proporzionale e uninominale) è inviso ai “patrioti” di Giorgia Meloni. D’altronde i posti per Forza Italia al maggioritario sarebbero 2 e il collegio manfredoniano, nell’impossibilità del voto disgiunto, è tutto meno che semplice per Gatta, che si troverebbe di fronte sicuramente il parlamentare 47enne Michele Bordo e l’onorevole Arcangelo Sannicadro in Liberi e Uguali, dilagante nel Basso Tavoliere. Senza contare che quel collegio è ambito anche dal suo amico Fabrizio Tatarella.

È per questo che molti sono indotti a pensare che all’avvocato sipontino convenga come all’altro ex An, cui è legato per avergli fatto da testimone di nozze, l’assessore regionale Leo Di Gioia, restare a Bari. Nell’attesa per entrambi di candidarsi a sindaco delle loro rispettive città. A meno che non voglia davvero asfaltare le ambizioni del foggiano Luigi Miranda nel suo collegio in favore della cognata del sindaco di Foggia, provocando un bagno di sangue e di rancore azzurro.

Miranda con Berlusconi

Mentre sabato alcuni berluscones dell’Alto Tavoliere hanno incontrato Barbara Matera e supportato le tesi di chi vuole candidato nel loro collegio il sindaco di Apricena Antonio Potenza, restano in fibrillazione a Foggia le smanie di due campioni di consensi: Michaela Di Donna, che non può disperdere il suo capitale di 7748 voti delle scorse Regionali, da prima dei non eletti e potrebbe decidere all’ultimo minuto di scendere in campo nell’arduo collegio San Severo-Lucera-Monti Dauni se il patto Landella-Gatta per il suo subentro a Via Capruzzi dovesse sfumare; e Gigi Miranda, appunto, sostenuto anche da alcuni ex An, che il 7 dicembre saranno a Napoli al Molo Beverello, col Polo Sovranista e Fronte Identitario.

Proprio Miranda, con continui contatti ad Arcore, si trova nella difficile condizione di dover “gestire” le sue 4.667 preferenze alle Regionali nel 2015 e il suo ampio consenso alle amministrative del 2014, quando raggiunse quota 7mila voti nel capoluogo. Non va fatto passare troppo tempo, con il dissesto finanziario al Comune di Foggia a far da spettro alle carriere politiche: quel movimento civico, con il tradimento inferto all’avvocato e collega Valerio Vinelli col mancato apparentamento, potrebbe aver perso già molto del suo potenziale aggregante.

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