Viaggi della speranza e “turni massacranti” del personale, sanità pubblica in ginocchio in provincia di Foggia

di MICHELE IULA Personale all’osso e viaggi della speranza continuano ad essere il campanello d’allarme della sanità in Capitanata. Nei bilanci di previsione dell’Asl e degli Ospedali Riuniti di Foggia, depositati il 30 novembre scorso, c’è la mappa delle difficoltà nella tenuta del sistema. Gli ospedali territoriali (Manfredonia, Cerignola, San Severo e Lucera) continuano ad essere …



di MICHELE IULA

Personale all’osso e viaggi della speranza continuano ad essere il campanello d’allarme della sanità in Capitanata. Nei bilanci di previsione dell’Asl e degli Ospedali Riuniti di Foggia, depositati il 30 novembre scorso, c’è la mappa delle difficoltà nella tenuta del sistema. Gli ospedali territoriali (Manfredonia, Cerignola, San Severo e Lucera) continuano ad essere poco appetibili, mentre il policlinico di riferimento del nord della Puglia sconta ritardi clamorosi con il sistema sistema privato (Casa Sollievo della sofferenza). In attesa del completamento dei percorsi di assunzione di nuovo personale e degli investimenti sul territorio, si registrano contrazioni alla spesa farmaceutica (su precise direttive del governo regionale guidato da Michele Emiliano) e delle forniture di materiale protesico. Ma continua ad essere invariato il costo per le prestazioni acquistate fuori regione (più di 65 milioni di euro), dato confermato come previsione per il 2018. In linea con le performance negative della Puglia (è quart’ultima in Italia), i pazienti foggiani continuano ad andare fuori regione in cerca di prestazioni migliori e, spesso, per evitare le lunghissime liste d’attesa per diverse prenotazioni di esami. 

Va detto che entrambe le aziende sono in attivo, ma solo in virtù dei tagli imposti dal Piano di rientro. Queste contrazioni, tuttavia, hanno comportato effetti negativi sui servizi, come ammesso dagli stessi manager nelle relazioni di accompagnamento. “Le restrizioni imposte alla sanità pubblica – fanno sapere da viale Pinto -, hanno contribuito a contenere in maniera significativa la spesa sanitaria (fino a qualche anno fa si registravano disavanzi importanti, NdR), producendo tuttavia conseguenze allarmanti sul funzionamento dei servizi e sull’assistenza erogata ai cittadini. Si ritiene – precisano – che il sistema non sia in grado di sopportare ulteriori restrizioni finanziarie, pena un successivo aggravamento della risposta ai bisogni di salute dei cittadini e un peggioramento delle condizioni di lavoro degli operatori”. Persino i fondi destinati al protocollo tra gli OO.RR. e la facoltà di medicina dell’Unifg sono stati ridotti di 4,5 milioni di euro. Complessivamente, la contrazione delle risorse al policlinico è di 11 milioni di euro.

 

La risposta di breve periodo è stata quella dei sacrifici richiesti al personale sempre esiguo, con “turni massacranti” e con il “largo impiego del precariato”. Per di più, il tanto agognato salto di qualità del Dea di secondo livello al momento risulta impossibile perché “non è possibile dare piena attuazione al Protocollo d’Intesa”, unica strada per migliorare l’offerta assistenziale, partendo dall’attivazione di due specialità: la Cardiochirurgia e la Chirurgia vascolare. Sulla prima, nei mesi scorsi si è scatenato un ampio dibattito che ha contrapposto l’ospedale di Foggia a Casa Sollievo della Sofferenza. Eppure, stando alle previsioni, proprio questa sarebbe la risposta più importante per arginare l’emorragia dei viaggi della speranza. “Sulla Cardiochirurgia – fanno sapere dai Riuniti – si registrano dati di produzione regionali che renderebbero estremamente urgente tale attivazione anche nell’ottica di una migliore distribuzione dell’offerta sul territorio e in riferimento a potenziali attrazioni extraregionali nei confronti delle regioni confinanti con la provincia di Foggia”. Detto in altri termini, il saldo migliorato dalla mobilità attiva potrebbe permettere nuovi investimenti in salute capaci di potenziare l’assistenza in Capitanata. 

Solo la Cardiochirurgia “vale” in Puglia 65 milioni di euro, con uno sbilanciamento verso il privato che assorbe il 72 per cento delle prestazioni ed una concentrazione nei centri dell’area centro-sud della regione (se si esclude l’ospedale di San Giovanni Rotondo). Ora la palla passa al governatore e assessore alla sanità Emiliano, l’unico in grado di evitare il de profundis della sanità pubblica già dal 2018.

Ultima modifica: 21 febbraio 2018

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