Appalti truccati per gli “aghi d’oro”, sei condannati. Assolto imprenditore Nuzziello

di MICHELE IULA

Gare di appalto truccate per la fornitura di dispositivi taglia aghi e per quattro sistemi informatici di telemedicina. Si è concluso oggi il processo per truffa (“Spending Review”) che ha coinvolto 13 persone tra dipendenti Asl e imprenditori. Il tribunale, per il procedimento avviato nel 2012, ha condannato sei persone (Domenico Bigucci sei mesi di reclusione, Raffaele Granatiero un anno e cinque mesi, Chiara Di Lella due anni e otto mesi, Renato Milione due anni e otto mesi, Savino Inchingolo un anno e sei mesi e Nazario Di Stefano sei anni di carcere), assolvendone sei (Gianluca Giovanni Bruno, Romolo De Francesco, Paolo Di Mauro, Nicola Marinaro, Vincenzo Nuzziello e Luigia Puini), mentre per un accusato è scattata la prescrizione (Silvano Lamedica). Alcuni tra i condannati in primo grado, hanno avuto problemi analoghi in altri procedimenti della stessa natura. Per Di Stefano, è stata disposta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il sequestro preventivo di 51mila euro. Le motivazioni verranno depositate entro novanta giorni.

“Sono stato assolto con formula piena da tutte le accuse e serenamente posso affermare che la giustizia esiste ha commentato l’imprenditore della sanità, Vincenzo Nuzziello –. Sono stato assolto perché sono sempre stato innocente e i giudici con questa sentenza ne danno conferma”. Si dichiara sereno Nuzziello, dopo aver incassato l’assoluzione, ma ammette di essere amareggiato. “Comunque sia, oggi la mia innocenza è un dato certo già dal primo grado di giudizio che mi vede assolto. Scelgo di rilasciare queste dichiarazioni non per mera soddisfazione, che non posso negare, ma per dimostrare che oggi come ieri la magistratura opera secondo ragione e legge, non lasciando spazio alla tanto diffusa gogna mediatica che al tempo dell’inchiesta ha dimenticato il diritto della presunzione di innocenza. Questa rappresenta una vittoria personale, lavorativa ma soprattutto morale perché l’impegno e la completa dedizione nel mio lavoro non potevano vanificarsi nel nulla”.

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