Centro antiveleni di Foggia riferimento per Puglia. Ed ecco 2 milioni di euro dalla Regione

La Regione Puglia mette sul piatto più di 2 milioni di euro per il centro antiveleni di Foggia, centro di riferimento tra i più attivi nel Mezzogiorno. Dopo anni di lavoro, arriva il riconoscimento per le attività svolte all’interno degli Ospedali Riuniti sotto la guida della dottoressa Anna Lepore. È stata anche riconosciuta la nuova …



Anna Lepore
Anna Lepore

La Regione Puglia mette sul piatto più di 2 milioni di euro per il centro antiveleni di Foggia, centro di riferimento tra i più attivi nel Mezzogiorno. Dopo anni di lavoro, arriva il riconoscimento per le attività svolte all’interno degli Ospedali Riuniti sotto la guida della dottoressa Anna Lepore. È stata anche riconosciuta la nuova dotazione organica che prevede: un dirigente responsabile, 3 dirigenti medici, un farmacista specialista in valutazione e gestione del rischio clinico e 4 infermieri professionali. “Il più grande riconoscimento arriva dagli utenti – aveva spiegato Lepore a l’Immediato –, i quali non chiedono più di andare in pronto soccorso, ma si affidano completamente alla nostra professionalità”. Questa volta, però, è arrivato il riconoscimento ufficiale, quello istituzionale, che garantirà le risorse per il personale e le attività. Del resto, solo pochi mesi fa è entrato nel circuito della rete europea.

I numeri: più di 7mila interventi dal 2008

Centro antiveleni, il centralino
Centro antiveleni, il centralino

Dall’agricoltore alle prese con i fitofarmaci, fino al bambino intossicato dai farmaci, passando per l’”appassionato” di funghi che si è imbattuto in prodotti velenosi. Sono più 7mila le consulenze offerte dal 2008 al 2015. Un’attività silente, fatta al telefono da operatori disponibili 24 ore su 24. Nelle stanze al primo piano del plesso Maternità il cittadino viene seguito dalla telefonata fino alle 12 ore successive, attraverso un “follow up rigoroso”. Le richieste crescono progressivamente, e arrivano anche da medici di medicina generale alla ricerca del percorso migliore per i propri assistiti.

In cima alle richieste di assistenza, le potenziali intossicazioni causate da prodotti domestici e farmaci. Le fasce d’età più a rischio sono i bambini da 0 a 4 anni e gli adulti da 30 a 44 anni. Quanto alle cause, ai primi posti ci sono eventi accidentali (908 nel 2015) e autolesionistici (247 nel 2015), con picchi anche negli errori terapeutici dei medici, passati da 82 a 212 nell’ultimo biennio. Il luogo precipuo di contatto con le sostanze tossiche continua ad essere quello domestico, con 1130 casi nell’anno appena passato (239 nei primi mesi del 2016). Quanto alla provenienza geografica delle richieste, rimane in cima Foggia (con 673 telefonate nel 2015) e aumentano progressivamente tutte le altre province: Bari passa da 167 nel 2014 a 287 nel 2015; la Bat da 28 a 49; Brindisi da 26 a 43; Lecce da 109 a 141; Taranto da 105 a 149, mentre tutte le altre regioni da 23 a 50.

Ultima modifica: 21 febbraio 2018

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