Batterio killer ai Riuniti? Medici replicano: “Garantite condizioni igieniche, paziente non infetta”

“L’unica cosa che potevamo fare era di garantire le condizioni igieniche necessarie nelle procedure e lo abbiamo fatto”. Non tarda ad arrivare la replica dei medici degli Ospedali Riuniti di Foggia dopo la denuncia dei familiari di una donna deceduta per un caso sospetto di infezione da klebsiella. A parlare a l’Immediato sono i medici …



rianimazione ospedali riuniti
Reparto Rianimazione OO.RR.

L’unica cosa che potevamo fare era di garantire le condizioni igieniche necessarie nelle procedure e lo abbiamo fatto”. Non tarda ad arrivare la replica dei medici degli Ospedali Riuniti di Foggia dopo la denuncia dei familiari di una donna deceduta per un caso sospetto di infezione da klebsiella. A parlare a l’Immediato sono i medici della Rianimazione, Livio Tullo e Stefano Colelli, e il dirigente medico della direzione sanitaria, Giovanni Villone.

livio tullo
Livio Tullo

“Nella denuncia dei familiari ci sono tante incongruenze, che preciseremo punto per punto nelle opportune sedi – chiosano -, in ogni caso possiamo assicurare che tutto il personale ha rispettato le linee guida diramate nel 2010 con una circolare sui cosiddetti batteri multiresistenti, ovvero difficilmente debellabili con gli antibiotici”. Nell’anno del caso specifico (2012), infatti, Foggia sarebbe stata in linea con il “picco” dei superbatteri in corsia registrato a livello internazionale. “Ci siamo preoccupati di adottare le contromisure necessarie, visto che ultimamente non ci sono risposte adeguate nemmeno nel caso di somministrazione di cocktail di farmaci – continuano -, per questo continuiamo a preferire altre strade, a cominciare da alcune prassi obbligatorie: lavarsi spesso le mani, cambiare guanti e camici monouso ogni volta che è necessario. Siamo stati accusati della mancanza di privacy nello ‘stanzone’ con più pazienti, ma la Rianimazione a Foggia è un ambiente open space in cui i letti sono distanziati di circa 2 metri, come previsto dalla normativa. Lo spazio è strategico per controllare costantemente tutti i pazienti. In ogni caso, la klebsiella si può trasmettere solo per contatto e non per via aerea: ciò che conta in questi casi è il cosiddetto isolamento funzionale…”. 

Stefano Colelli
Stefano Colelli

Ma davvero le procedure di igiene sono state seguite alla lettera? “In rianimazione abbiamo il miglior rapporto personale-assistiti (uno a due) di tutto l’ospedale – replicano -, il medico verifica sulla correttezza delle procedure. Questo è un batterio che può distruggere il buon lavoro di ogni medico, per questo siamo molto attenti. Il paziente va trattato per tutta la giornata e fino alle dimissioni, che non possono avvenire se non è stato stabilizzato e non corre più rischi, cioè non è infetto“. Ad escludere la “correlazione diretta” tra l’infezione e la morte, secondo i sanitari di via Pinto, ci sarebbe il “tempo intercorso dalle dimissioni al decesso: due mesi”. “Le colonizzazioni non si trattano – affermano ancora -, ma vengono solo monitorate. Per questo, poco prima delle dimissioni abbiamo redatto una relazione nella quale veniva riportato il quadro della paziente. Questo documento è stato mandato a 4-5 strutture che avrebbero dovuto ospitarla nella fase post ricovero. Anche in questo caso, non è assolutamente vero che ci siamo rivolti solo alla clinica Villa Pini di Chieti. E poi, in ogni caso, parliamo di una struttura eccellente – concludono -, lì lavorano benissimo. Perché i familiari insistono su questo punto, pensano che avremmo voluto mandarla lì per causarle un danno?”.

La direzione dell’Azienda: “Paziente non era infetta”

La Klebsiella Pneumoniae resistente ai carbapenemi – scrivono in una nota ufficiale dagli OO.RR. – ha cominciato a circolare in Italia nel 2009 e ha nel nostro Paese, così come in altri paesi dell’Europa mediterranea e dell’Europa orientale, una elevata prevalenza negli ospedali per acuti e soprattutto nelle strutture di riabilitazione e nelle strutture residenziali. Le multiresistenze sono in larga misura attribuibili alla pressione selettiva esercitata dall’uso degli antibiotici. Le infezioni causate da Klebsiella Pneumoniae resistenti ai carbapenemi sono gravate da una elevata mortalità soprattutto per le sepsi. Le modalità per contrastare il fenomeno consistono nella sorveglianza per individuazione dei casi colonizzati o infetti, nella interruzione della catena di trasmissione mediante le precauzioni da contatto e nell’uso appropriato degli antibiotici da parte dei medici prescrittori. Presso gli Ospedali Riuniti  di Foggia – continuano – fin dal dicembre 2010, è attivo un protocollo di sorveglianza e controllo per gli enterobatteri multi resistenti (in cui rientra anche Klebsiella Pneumoniae). Dette misure sono state ulteriormente specificate nel giugno 2012 allorquando è stata stilata una dettagliata procedura riportante misure di carattere organizzativo, misure di carattere assistenziale sui soggetti colonizzati o infetti, misure di sanificazione ambientale, gestione della biancheria, raccomandazioni al paziente, ai familiari e ai visitatori, misure di screening microbiologico e di follow up.

Tra dette misure, è fatto obbligo di sottoporre tutti i pazienti ricoverati in Rianimazione e in altre aree critiche alla sorveglianza microbiologica fin dal momento del ricovero. A seguito del riscontro di casi colonizzati o infetti, sono rigorosamente applicate tutte le precauzioni da contatto.  Nel merito del caso descritto, all’atto della dimissione, la signora Marzouguia non presentava alcun reperto clinico o esame laboratoristico compatibile con un’ infezione in atto. Era soltanto presente uno stato di colonizzazione che non richiede alcun trattamento terapeutico e che, come da linee guida, è stato opportunamente comunicato alla struttura riabilitativa di destinazione affinchè fossero approntate le misure di sorveglianza e controllo. Il decesso avveniva a circa due mesi dalla dimissione del reparto di rianimazione degli Ospedali Riuniti di Foggia, il che esclude ogni nesso causale tra manovre assistenziali eseguite presso questo ospedale e l’infezione contratta che ha presumibilmente condotto al decesso. A seguito di denuncia e di richiesta dí risarcimento – concludono -, il caso in esame, come del resto tutti i sinistri, è stato sottoposto ad attenta valutazione da parte delle strutture competenti del nosocomio. Tale sinistro è oggetto di copertura assicurativa. Dunque, non vi sarebbe alcun pericolo per il bilancio aziendale”.

Ultima modifica: 21 febbraio 2018

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